marco valenti scrive

marco valenti scrive

25 marzo 2015

A volte parlano bene di me



Capita che parlino bene di qualcosa che ho scritto e quando succede ne sono contento.
CriticaLetteraria dal 2005 è un bello spazio letterario, intelligente, che crede nel potere delle parole: il 16 marzo 2015 hanno scritto alcune cose molto belle sul mio ultimo romanzo.
Ringrazio tantissimo e invito a seguirli.
Lusingato.

Con piacere vi lascio  all'articolo (fate clik sul titolo e si aprirà in una nuova finestra):
Fino all'ultimo respiro e anche dopo. Rip di Marco Valenti



viene voglia di scrivere di più!


9 marzo 2015

Prima Carbonara con il guanciale


Malgrado amici mi dicano che sia un eccellente ristorante non ho ancora mangiato da Arcangelo Dandini a Roma (Ristorante L’Arcangelo – Via G.G.Belli, 59). Seguo con estremo interesse le sue ricette e provo a carpirne cose interessanti perché abbiamo radici nella stessa città e perché ne condivido alcune semplici considerazioni. 
Tra tutte la più importante è che per fare cucina di qualità non si possa prescindere da ingredienti di qualità.
Poiché, chi mi segue lo sa, sono un cialtrone (davvero non uno Chef) la sua ricetta della pasta alla carbonara mi ha sorpreso e ha demolito la granitica certezza che ci andasse la pancetta: la fa con il guanciale.

Ho studiato un po’ in giro ed effettivamente non si può avere certezza dell’originale ricetta della Carbonara e tutte e due le tesi hanno fondamento. Ho ragionato su come il grasso del guanciale abbia maggiori possibilità di essere mangiato rispetto a quello della pancetta perché resiste meglio alla abbrustolita in padella (meno rischi di fare la fine dell’olio “esausto”) e mi sono lanciato.


Il guanciale scelto viene da una ottima Azienda di Fabriano, la Società Agricola Gioia di Franco Gioia, menzionata con onore dal Gambero Rosso per l’eccellenza di alcuni suoi salumi.



Per la pasta mi sono affidato a Pasta Mancini, una tra le migliori, anch’essa marchigiana (Contrada San Rustico – Monte San Pietrangeli – Fermo). Fanno pochi formati e ne ho voluto adoperare uno un po’ particolare: i Tuffoli. Sono rigatoni un po’ fuori misura, grandi, lunghi 45mm e un diametro di 27mm.
Mi divertiva l’idea di un piattone riempito con meno pezzi di quanti te ne aspetteresti: un po’ la voglia di giocare con le proporzioni degli oggetti.



Uova biologiche e un pecorino già sperimentato, saporito ma non troppo salato. Se il pecorino non fosse stato con queste caratteristiche l’avrei mischiato con del parmigiano (due parti di pecorino; una di parmigiano).

INGREDIENTI (per sei persone)
600 grammi di pasta
6 tuorli d’uovo
120 grammi di guanciale
150 grammi di pecorino

Preparazione.

Metto i tuorli in una ciotola e li sbatto con un terzo del formaggio.

Rosolo il guanciale tagliato a fettine.



Unisco il grasso del guanciale (non bollente!) con le uova e mescolo.
Cuocio la pasta al dente.
Manteco rapidamente con la salsa e, eventualmente, un po’ di acqua di cottura.
Aggiungo il guanciale croccante.
Servo spolverando con il pecorino rimanente.
Chi vuole ci gratta del pepe nero. 
Secondo me non serve.


E’ venuta squisita, da leccarsi le orecchie. 
Ci abbiamo bevuto vino della Cooperativa Agricola Cincinnato, di Cori (LT) lasciando scegliere tra Castore e Polluce, due vini che in comune hanno la caratteristica di vinificare in purezza uve di vitigni antichi, spesso usate per tagliare altri vini.


Castore,  bianco secco, ottenuto dal Bellone, fragrante e appena fruttato.


Polluce, rosso di 13 gradi, ottenuto dalla vinificazione in purezza del Nero buono di Cori, un vitigno che si trova soltanto lì, un vino di buon corpo, vivace acidità e palato avvolgente.

La pasta, come dire, 
aveva la sua personalità; 
personalmente ho scelto la freschezza del bianco.

La mia prima carbonara con il guanciale non sarà l’ultima.



4 marzo 2015

Sinistra cosa?




Sinistra oggi e domani. Cosa ne penso esercitando, più che posso, le mie ridotte capacità di semplificazione. 
Questo è quello che penso io e non risponde a nessuno se non a me. Non sto dando voce ad altri.

Spero di non essere da solo.
(A message in the bottle).


Tutela dei più deboli, bambini, anziani e malati.

Tassare di meno il lavoro e di più le rendite per livellare il punto di partenza di ogni cittadino. Tassazioni modulate e feroce lotta alla evasione e alla elusione.

Investire nella istruzione pubblica e nella ricerca.

Regolare il mercato anche attraverso liberalizzazioni e semplificazioni ma mantenendo pubbliche l’aria, l’acqua, i servizi essenziali per i cittadini. 
Diritti civili a prescindere dal credo politico o dalle identità sessuali. Integrazione e inclusione dei migranti. Chi nasce in Italia è italiano. 
Mediazione nei contrasti internazionali subito e non quando è tardi. 
Visione ideale di uno stato sociale europeo e degli Stati Uniti d’Europa con obbligo di moneta unica e politiche fiscali, monetarie ed estere comuni. Libera circolazione delle idee. 
Capacità di gestione della cosa pubblica e trasparenza assoluta. 
Un severo codice etico per chiunque ricopra incarichi pubblici o si candidi a ricoprirle.

La politica industriale non la fa solo il mercato ma viene indirizzata dai governi che rappresentano i popoli. Guai se chi governa non ha una politica economica perché porta il Paese allo sbando. La politica industriale e la politica economica non sono "neutre": sono di sinistra o sono di destra.

 Continuo come viene. 
Rispetto dell’ambiente, dei territori e delle loro vocazioni e feroce repressione di chi inquina e non rispetta le leggi. 
Investimenti nelle energie alternative.  
Guerra con ogni mezzo alle Mafie: più risorse (legislative, investigative, repressive) per combatterla. 
Valorizzazione dei patrimoni culturali e ambientali. (Significa anche Musica, Opera, Teatro e tutto quello che ci ha visto talentuosi maestri riconosciuti in tutto il mondo).

Decisioni consapevoli e concertate, comuni e ben partecipate.

Sentirsi parte di una collettività per cui non si può abbandonare nessuno solo per il vantaggio di pochi. Dare a ognuno secondo il suo bisogno e prendere da ognuno secondo le sue possibilità. 
Questo per me è sinistra.

Può essere più o meno spinta nelle direzioni che ho indicato alla rinfusa ma è sinistra. Può essere considerata utopia ma non lo è affatto. Secondo come la declini la puoi chiamare centrosinistra o sinistra o sinistrasinistra.

La cogenza delle cose che penso può essere differenziata nella attuazione, ammorbidita dalla realpolitik e dalle necessarie mediazioni e rimanere per me riconoscibile.

Serve qualcuno che voglia farlo e che sia bravo. Deve avere le idee chiare e con quelle scaldare cuori e non dividere pance. Se non c'è è inutile. Qualcuno che sappia comunicarlo e che sia bravo a spiegare ad un Paese diviso che ciascuno per conto proprio a tirare una coperta piccola non si va da nessuna parte e si muore di freddo tutti.
(Perché è un mondo freddo, 
dannatamente freddo).

Quello che semplifico malamente è una direzione chiara. Per me è evidente. Non ha niente a che spartire con il potere per il potere. Passerà, quando si andrà in quella direzione, per Leggi e per Decreti Legge. Si vedrà. Importa la direzione chiara. Una rotta. Una via che non si lascia tanto per vincere.

Su questi principi esercito il mio diritto al voto, al consenso, e su queste cose misuro assonanza o dissonanza con chi mi rappresenta. 
Chi maggiormente sposa il mio pensiero ha il mio appoggio, il mio voto, il mio contributo e non mi interessa se si chiami Pippo, Pluto o Paperino, se sia simpatico, se buchi lo schermo, se sia paraculo. Difficilmente potrà essere un uomo solo al comando: è più probabile sia un insieme di uomini coraggiosi che vogliono con sincerità quel che voglio io.

Non è uguale. Non si può essere "di sinistra ma non troppo" o sì però...

Il Centro è un luogo di incontro. Buono per gli aperitivi. Le comitive. Le alleanze. Le decisioni. Ma la decisione fondamentale è quale direzione si prende. Il passo potrà essere spedito o faticoso ma non può che muoversi in una direzione decisa. Se non si decide la direzione il centro è davvero soltanto chiacchiere da bar.

Sui temi malamente buttati giù auspico ci si divida presto e nettamente per chiedere un mandato a governare perché è  partendo dalle posizioni su questi temi che si guida un Paese.

Uno normale.

2 marzo 2015

Roma merita



Sono contento di essere nato e di vivere a Roma.
Cosa sia per me e per i romani è difficile spiegarlo. E’ essere fieri di abitare la più bella casa del mondo, tutta la storia e la cultura del mondo occidentale sta dentro casa nostra. E quei colori e quegli intonaci e quelle infinte cupole è sempre casa. Non serve che tu dorma in un rione del centro o in un bell’attico con vista. Pure dall’Alessandrino o dal Quadraro, da Rebibbia o dal Tufello quella è casa tua.
Letta al rovescio Roma è Amor.

Roma è il biglietto da visita di un Paese, è 4 milioni di persone, è così grande che dentro ha l'intero Stato del Vaticano, è la Storia e la Cultura e l'Arte. E' la sede del Presidente, della FAO, di tutte le Ambasciate, della Banca d'Italia e di tutti i Ministeri.  La Stazione ferroviaria più importante d’Italia e l’Aeroporto con maggiore traffico del Paese. Ci si viene per fede, per politica, per l’arte, per la storia. 
Roma accoglie tutto quel che deve.

Non merita quel che le capita, Roma. Non dovrebbe far indignare solo qualche romano ma tutti i cittadini italiani perché sto parlando di qualcosa che va molto oltre le questioni di campanile.

Invasioni barbariche, assenza di mobilità, incuria, sporcizia, inefficienze, disservizi, strade scassate, incuria verso gli ultimi: potrei andare avanti parecchio e tutto questo mi addolora profondamente e mi offende.

Non si dia la colpa a “noi romani” per piacere: siamo quattro milioni di italiani e ciascuno ha pregi e difetti  come in qualsiasi altro luogo.

Serve un piano straordinario che dia alla Capitale quello che merita qualsiasi capitale europea e non parlo del Centro storico ma di tutta la città.
Voglio vivere la mia città fiero che sia una grande capitale europea, come Londra o Parigi: forse non me lo merito, ma Roma sì.