marco valenti scrive

marco valenti scrive

30 marzo 2014

un tempo piccolo


Un tempo piccolo
Un tempo piccolo può essere un giorno, una settimana.



Il 30 marzo 2013 è morto Franco Califano.

Di lui è stato immediato ricordarne qualche eccesso, compagnie non esaltanti, il personaggio che aveva recitato in televisione e sui media quando era tornato in scena così smaccatamente donnaiolo da parere a molti la tipizzazione del maschilismo.
Forse se ne è parlato poco, probabilmente male. 

26 marzo 2014

Io, la scrittura e tutto il resto



Negli anni mi è capitato che mi intervistassero a proposito dei libri che ho scritto o su argomenti legati alla scrittura.
Non sono interviste frequenti ma alcune sono state piacevoli e più interessanti di altre.
Qualche giorno fa ne è uscita una che reputo particolarmente bella. Me la ha fatta Carla Casazza ed è uscita nel web su Carta e calamaio.

Quali sono, secondo te, le premesse che “autorizzano” un aspirante autore a prendere in mano la penna (o la tastiera)?

Una buona dose di inventiva, capacità di ordire una trama e padronanza del linguaggio sono i tre presupposti per scrivere. La voglia di raccontare le tue storie ad altri è la molla per pubblicare. Voler essere ascoltati da altri che non siano le persone che ti sono prossime per amicizia o parentela.

Come definiresti la tua scrittura?

“Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia, e qualcuno a cui raccontarla”,
In questa frase tratta da Novecento di Baricco c’è tutto quel che mi sento di premettere quando parlo del mio scrivere e del mio ostinarmi a proporre le storie che scrivo. Un mio caro amico, volendo definire scherzosamente il mio modo di scrivere, mi ha definito uno “storyteller” e a me sta bene.
Sono un cantastorie. Sono uno che ha un sacco di storie da raccontare ed ha la pretesa di ritenersi in grado di saperle raccontare, che presume di avere la tecnica, i mezzi, la voglia, la padronanza della lingua italiana, per raccontarle.

Scrivere, se hai storie da raccontare, è ineludibile.
Quando non dò seguito alle mie storie è solamente perché sono sopraffatto dal vivere e dal quotidiano.
Sono uno che ci mette l’anima per intero.


L'intervista intera è al link:
http://cartaecalamaio.com/2014/03/24/io-la-scrittura-e-tutto-il-resto-intervista-a-marco-valenti/


Ne consiglio la lettura e aspetto commenti.
Grazie


24 marzo 2014

Damaschito del Vulture: una lettera



Carissimo amico mio,
sto imparando che un vino è come un libro e come una persona: non bisogna avere aspettative da lui ma predisporsi ad aspettare. Aspettare con animo consapevole quello che ci dirà.

Nel caso del vino (ma non solo) manco ancora di consapevolezza.

Non padroneggio quel lessico da iniziati che deriva dall’aver studiato le tecniche di degustazione e averle applicate ed esercitate nel tempo, una bottiglia dopo l’altra.

Come un uomo che abbia visioni e pensieri poetici ma non conosca la metrica difficilmente potrà comporre poesie credibili così io resto ancora un cialtrone quando parlo di vino.

Però la vita è lunga e intanto, nella vita, sto imparando ad attendere senza avere aspettative preconcette.

Resta la gioia della sorpresa e dello stupore di fronte ad un’opera dell’ingegno umano, o di fronte all’uomo stesso, quando un amico o un libro ma anche un vino ti colpiscono per arguzia e capacità narrative.

Così nascono amicizie vere, aldilà dell’idem sentire o dell’appartenenza, oltre le aspettative e le apparenze.

Allo stesso modo di come ho incontrato Céline e il suo potentissimo “Viaggio al termine dellanotte” (solo per farti un esempio) ho conosciuto questo Aglianico del Vulture. 

Sono rimasto stordito non già per gradazione alcolica ma per una complessità narrativa che ancora non sono in grado di testimoniare con le parole giuste. 

Continuo a parlare di vino e cibo e ricette balbettando entusiasmo e cialtroneria.

Resta che le ricette delle quali parlo, almeno, mi sono venute bene. Resta che a volte i vini mi sorprendono.

Ero ad un “simposio” di bella gente più esperta di me, ad un “non corso” di vino e degustazione: è una

21 marzo 2014

è primavera





È primavera
svegliatevi bambine,

alle cascine messere Aprile fa il rubacuor.
E a tarda sera,

madonne fiorentine,
quante forcine si troveranno sui prati in fior.

Fiorin di noce,
c'è poca luce ma tanta pace,
fiorin di noce, c'è poca luce.


Fiorin di brace,
Madonna Bice non nega baci,
baciar le piace, che male c'è?

È primavera
svegliatevi bambine
alle cascine, messere Aprile fa il rubacuor.

Fiorin dipinto,
s'amava tanto nel quattrocento,
fiorin dipinto, s'amava tanto.

Fiorin d'argento,
Madonna Amante le labbra tinte
persin dal vento si fa baciar!

È primavera
che festa di colori!
Madonne e fiori trionfo eterno di gioventù.
D'amor!


 (il ciliegio sta fiorendo, nascono i nuovi gigli, sbocciano tulipani e comincia la stagione del giardino).

18 marzo 2014

L'importanza di chiamarsi Ernesto



Se preferite anche l'importanza di essere onesto, o l'importanza di essere Franco: a piacer vostro.

Recentemente ho visto in teatro l’importanza di chiamarsi Ernesto, di Oscar Wilde, nella versione con la regia di Geppy Gleijeses e l’interpretazione oltre del regista stesso (nel ruolo di Jack), di Lucia Poli (Lady Bracknell), Marianella Bargigli (curiosamente Algernon), la giovane Giordana Morandini (Cecily) e altri bravissimi interpreti.

Personalmente ho trovato discutibile l’idea dei affidare uno dei due Ernesto ad una attrice, una Lucia Poli perfetta e un ottimo ritmo nel secondo atto.

Ho riflettuto sul fatto che questa è l’opera che ho visto di più nella vita, a teatro e al cinema, concordo con chi la ha definita “la commedia perfetta” e sta diventando un po’ il mio personale Rocky Horror Picture Show visto che conosco le battute prima che escano dalla bocca degli attori. È un piacere e un privilegio che mi offre la possibilità di notare anche la più piccola sfumatura.

Penso che sia inevitabile vedere questa commedia:
“commedia frivola per gente seria”.



 

Vi lascio altre locandine, memorabili, e alcune perle dal testo.
 
 
 
 
Citazioni da Ernesto

 
Non viaggio mai senza il mio diario.
Si dovrebbe avere sempre qualcosa di sensazionale da leggere in treno.
 
L'unico modo di comportarsi con una donna è di fare l'amore con lei, se è bella, e con un'altra, se è brutta.
Nelle questioni di grande importanza è lo stile, non la sincerità, quello che conta.

 

La verità raramente è pura e non è mai semplice.
Non bisogna mai dir male della buona società; solo chi non ne fa parte ne parla male.
 
I fidanzamenti lunghi danno l'opportunità di scoprire prima del matrimonio il carattere l'uno dell'altro: ciò non è mai consigliabile.

 

La bellezza è una trappola in cui ogni uomo di buon senso sarebbe felice di cadere.

 

Nessun uomo sposato è mai attraente tranne che per sua moglie e spesso, mi dicono, nemmeno per lei.
 
La memoria è il diario che ciascuno di noi porta sempre con sé.

 

Odio le discussioni di qualsiasi tipo.
Sono sempre volgari e spesso convincenti.

 

 






 

12 marzo 2014

Best MUG



Colleziono tazze 
di formato "mug": 
felice di presentare l'ultima arrivata.




Serve ad essere leggeri





curiosi





un po' Zen





ottimisti





presenti.




(Non trovate anche voi che sia deliziosa?)

5 marzo 2014

Elenco non esaustivo di cose che detesto


chi la vuole capire la capirà.


I broccoli, i cavolfiori e il cavolo verza e la puzza quando vengono lessati. Le rape rosse o patate rosse come le chiama qualcuno, l’amaro dei lampascioni e i loro effetti collaterali.

L’aglio, gli aliti che sanno di aglio, il cattivo odore di quando c’è tanta gente, la gente quando è troppa e si accalca, la calca che non riesci a camminare. Correre, quelli che fanno jogging,  dover correre, avere chi decide l’andatura al posto mio. Quelli che decidono al posto mio e decidono pure male e proibiscono. I divieti privi di senso, i prati verdi dove è vietato calpestare il prato, le recinzioni immotivate che tu vorresti passare ma non puoi, le strade senza uscita e i vicoli ciechi. I falsi ciechi, i falsi invalidi, i falsi e tutte le ipocrisie; i baci e le moine davanti e le coltellate alle spalle. Il termine buonista, quelli che lo adoperano, quelli che usano male le parole e la grammatica italiana.


Quelli che guadagnano senza lavorare o che sono nati ricchi e non ne hanno merito perché non mettono a frutto la loro fortuna, quelli che ostentano chirurgicamente ma non lo ammettono. Il primo bottone della manica di una giacca di sartoria sbottonato, le giacche da uomo con il tessuto troppo lucido, i vestiti marroni, i calzini corti se non stai giocando a tennis, le camicie a manica corta con la cravatta e magari pure la giacca.


Chi non ti fa spiegare, chi ti fa parlare e fa finta di ascoltarti ma in realtà ti da il permesso di parlare per dimostrare che è democratico ma non è vero, i democratici solo a parole, le parole cattive, gli slogan, gli slogan razzisti allo stadio, i razzisti, i classisti, quelli che dicono uomo di colore però dicono anche che mandano cattivo odore. 
L’esasperazione, l’esagerazione, i tatuaggi che coprono metà di una persona, le maschere, il carnevale, il capodanno. L’aria di superiorità di chi è convinto di avere capito tutto ma non ha mai studiato un faccenda come si deve, quelli che si lasciano chiamare Maestro e non hanno mai insegnato una cosa in vita loro, quelli che ripetono a pappagallo. Il pressappochismo, la cattiva educazione, il non distinguere, la massificazione, le targhette. Quelli che mi appiccicano una targhetta addosso secondo la quale farei parte di un “voi” e debbo delle spiegazioni sul comportamento tenuto da altri, le targhette adesive con quegli adesivi potenti che non le stacchi manco a morire e ci perdi un sacco di tempo. L’ammoniaca: pure quella profumata. Perdere tempo a staccare etichette che non ne vogliono sapere di staccarsi. Sprecare il mio tempo. Perdere tempo a cercare le cose o a fare cose che non mi interessano.


Chi si indigna quando chiude una libreria di quartiere ma sono anni che compra i libri sul web, gli indignati a comando, quelli che comandano le indignazioni, quelli che vorrebbero comandare la mia indignazione come fosse una catena di sant’Antonio. I libri che costano troppo e quelli che si indignano perché i libri costano troppo ma spendono venti euro per un aperitivo senza battere ciglio. 
Le indignazioni di comodo, l’opinione pubblica, l’onda e la ola. Tutti gli anti-qualcosa o anti-qualcuno quando sono solamente retorica e partito preso, e gli fa comodo e non gli costa nulla, perciò inclusi anche un bel po’ di antifascisti.

La violenza fisica e la violenza verbale, la minaccia e l’abuso, la costrizione e l’emarginazione. Le finte pari opportunità e le quote rosa. Chi alza l’asticella delle aspettative per poter criticare meglio chi le aspettative a quel punto dovrà disattenderle e quelli che guardano e giudicano e basta. I vecchi che parlano davanti a un cantiere. Quelli che non partecipano mai e quelli che guardano l’incidente stradale e si fa la fila. I guardoni. Quelli che invece di guardare la strada mentre guidano usano il telefono. Quelli che non usano il telefono per sentire come stai ma ti mandano un messaggino in cui digitano “come va?”. Gli sms e il t9. La pubblicità degli operatori telefonici. Quasi tutta la pubblicità, volgare e senza fantasia.

Chi non paga il canone Rai perché la televisione fa schifo. Le merendine prefabbricate all’albicocca. Il sugo lento troppo acquoso. (Se non sai fare la pasta al sugo falla all’inglese, con un filo d’olio). L’olio troppo acido, l’olio che non è extravergine ma pure quelli che gli fa fico chiamarlo "olio EVO", le etichette taroccate scritte piccole e le truffe alimentari. Le truffe, i truffatori e chi li copre.


Lo yogurt agli agrumi.

La sporcizia, la puzza, la cacca dei cani non raccolta dai padroni dei cani, il fatto che io mi vergogni perfino del fatto che non ho modo di pulire dove il mio cane fa la pipì, l’odore dell’urina, il cattivo odore nelle stazioni, la mancanza di igiene e la mancanza di controllo.

Gli stupidi che si credono intelligenti ma riescono a mostrare solo una furbizia da quattro soldi. I soldi falsi, chi ti rifila cinquecento lire per due euro, il fatto che non me ne accorgo mai.


Le esistenze costrette dal bisogno, la vita stretta, le scarpe strette, le camicie troppo giuste di collo che ti fanno impiccare con la cravatta, le cravatte regimental...

(Continua. Prima o poi).

4 marzo 2014

pigro







Grazie, su yoytube a radioladyitalia.
https://www.youtube.com/user/radioladyitalia

I. Graziani  (1978)

Tu sai citare i classici a memoria
ma non distingui
il ramo da una foglia.

Pigro!


Una mente fertile dici è alla base
ma la tua scienza
ha creato l'ignoranza ha creato l'ignoranza. Pigro!

E poi le parolacce che ti lasci scappare
che servono a condire il tuo discorso d'autore
come bava di lumache stanno lì a dimostrare ch'è vero
è vero non si può migliorare
col tuo schifo di educazione.
Pigro!

La capra per il latte la donna per le voglie
ma non ti accorgi
della noia che ha tua moglie.
Pigro!
Tu castighi i figli in maniera esemplare
poi dici siamo liberi
nessuno deve giudicare.


Nessuno deve giudicare.

Pigro!


E poi le parolacce 

che ti lasci scappare
che servono a condire 
il tuo discorso d'autore
come bava di lumache stanno lì a dimostrare 

ch'è vero

è vero non si può migliorare
col tuo schifo di educazione.


Pigro!


2 marzo 2014

lo spinario








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La tavola eseguita nel 2006 da Piero misura 24cm x 32,5.

Lo Spinario è un'opera ellenistica di scultura, raffigurante un giovane seduto mentre, con le gambe accavallate, si sporge di fianco per togliersi una spina dalla pianta del piede sinistro. Ne esistono varie versioni sparse nei musei di tutto il mondo.
La statua ai Musei Capitolini a Roma (73 cm di altezza) è documentata fin dal XII secolo e venne donata da Sisto IV alla città nel 1471, prelevandola dal palazzo Laterano. Durante tutto il Rinascimento fu tra le statue antiche più ammirate e copiate e in quell'epoca nacque probabilmente la leggenda del pastorello romano Gnaeus Martius che, incaricato di consegnare un importante messaggio al Senato compiendo un lungo tragitto, si affrettò ignorando la spina che gli era entrata nel piede, fermandosi per estrarla solo a missione compiuta. Nel 1798 Napoleone sequestrò la statua per inviarla al suo museo a Parigi (l'odierno Louvre), dove restò fino al 1815.
Oggi si pensa che lo spinario capitolino sia una pastiche assemblata nel I secolo a.C., con il corpo ellenistico e la testa più tarda, anche perché i capelli invece di cadere verso il basso stanno aderenti alla testa, come se la figura fosse in piedi. Gli altri Spinari sarebbero derivati da quest'opera.

ADESSO UNA "MOSTRA-EVENTO" A ROMA...
http://www.museicapitolini.org/mostre_ed_eventi/mostre/spinario