marco valenti scrive

marco valenti scrive

31 gennaio 2013

In cucina


 
 
Tavolo di cucina, le sette e tre quarti, un mercoledi. Prima colazione.

Pausa.

“Che hai stamattina?”.

“Anche stanotte non ho dormito bene. Non mi hai sentita ma alle quattro ero già in piedi.”.

Pausa.

“Ho capito. Preoccupata?”.

Pausa.

“C’ho l’angoscia e mi sveglio. Penso e non mi riesce più di dormire.”.

“Come posso aiutarti?”.

“Troppo tardi.”.

Pausa.

“Ah.”

Pausa più lunga.

“Sono oltre.”.

 
Lì lui si alza e va in bagno.

Per la prima volta si è scordato di finire il caffè.
 
 
(Marco Valenti - "in cucina" - da Cinque canti di separazione - 2007)

28 gennaio 2013

The Evidence - C'è del nuovo




Words,
they are all
underhand
you don’t get
caught them.
Can they save me?




Can you understand them?
When you learn to pretend
Everything will seem easier.
Will you survive?
Can you survive?
You pull me down before you go,
You hold me strong before you scream
Oh no.
Call me when you’re sober
by your madness
how can I get out
of your sadness?
Cause we were burn
In a valley of memories
If you would be a mirror I’m your light.

words - (acustic version)
The Evidence 


"The Evidence" è un gruppo nuovissimo: sono bravi e appassionati.

Questa la loro Pagina su Facebook:

25 gennaio 2013

Aspro




“Siamo cambiati, tu e io, nel tempo. Negli anni, nei mesi, nei giorni che ci separano da quando ci siamo conosciuti o, se vuoi, dall’ultima volta che ci siamo visti, o parlati.
Ciascuno ha impiegato, nei rifiati della propria vita, un po’ di  energie a scrutare l’altro e ad analizzare i cambiamenti nel modo di comportarsi, nell’umore e nel relazionarsi col mondo, con gli altri, con l’altro.
Nel farlo ognuno considerava sé come l’altro.

A volte invece uno specchio genera lampi di verità.
Da allora il mondo ha girato, sono successi fatti, sono intervenute persone e idee che non abbiamo voluto condividere.
Ci siamo esclusi.
Siamo diventati diffidenti e differenti per arrivare ad una affettuosa indifferenza.
In quell’affetto capita di guardarci l’un l’altro di sfuggita, quali estranei in un ascensore, attenti a non incrociare gli sguardi, indifferenti alle azioni e vigili sugli umori.
La voglia di sapere e il riserbo a raccontare rendono un’aria rarefatta, vagamente interrogativa e in apparenza refrattaria, lasciandoci continuare a camminare sempre più distanti.

Ci incontrassimo sapremmo ancora abbracciarci.
Quest'anno i limoni del giardino stanno crescendo più grossi dell'anno scorso ma, per il tempo che ha fatto, saranno certamente più aspri.".
Marco Valenti (2013)



20 gennaio 2013

Insalata di aringhe e mele




Dopo la cena imbandita per i vini Ribolla Gialla friulana e Rebola romagnola e averne parlato in un post ho promesso di dare le ricette.



Quindi, dopo gli spaghetti al nero e la vellutata di piselli e gamberi, ecco l’insalata di aringhe con le mele.

Ingredienti
400 grammi di aringa affumicata
Mezzo litro di latte
2 mele verdi Granny Smith
1 cespo di lattuga
1 sedano rapa
Succo di limone
2 cucchiai di panna ( o formaggio cremoso)
1 cucchiaio di senape
1 pizzico di paprika

Mettere e bagno l’aringa con il latte per almeno 12 ore; sgocciolare, asciugare, tagliare a pezzetti.
Sbucciare le mele e passarle con il limone perché non anneriscano; tagliarle  a listarelle così come il sedano rapa.

Preparare una salsina emulsionando panna, paprika senape  (se volete potete mettere anche della cipolla).
Lavare e  asciugare l’insalata, condirla con la salsa, metterla in una terrina e adagiare l’insalata di aringa al momento di andare in tavola.

Ottima e semplice.


Felice abbinamento con i vini bianchi  della cena.







17 gennaio 2013

Roma (ho detto tutto?)




Di Roma, la mia città, si parla spesso. Per me è la più bella città del mondo ma viverci dovendo lavorare è costoso e faticoso. E’ una città che ne racchiude cento e più e nessuno può conoscerle tutte. Su di lei fiumi di inchiostro. Ne riporto qualcuno, con affetto.

Pronunciate al contrario la parola Roma: esce fuori Amor. Suona bene, vero? Ora provate con Milano: Onalim… Sembra il nome di un medicinale!
Gino Bramieri


Roma è una città singolare. Disconosce i meriti dei suoi abitanti ed è pronta ad apprezzare virtù che non hanno.
Non attribuiamo i guai di Roma all'eccesso di popolazione. Quando i romani erano solo due, uno uccise l'altro.
Giulio Andreotti, Il potere logora... ma è meglio non perderlo, 1990


Roma è diventata la città dei mendicanti. Non ne ho mai visti tanti a Napoli, a Palermo e in nessun’altra città italiana. I mendicanti vengono tutti a Roma, come per un tacito accordo, molti vengono anche dall’estero, e occupano le vie e le piazze del centro storico, quelle più battute dai turisti.
Roma non è sporca è disordinata, e questo disordine spesso fa pensare che è sporca.
Raffaele La Capria


A Roma tutto è pubblico, non esistono segreti, ognuno parla, le cose vengono talora ostentate in modo addirittura vistoso, eppure non si capisce niente.
Luigi Barzini Junior, Gli italiani, 1965

Roma è la capitale della storia, della cultura, della religione; Roma è l’Italia.
Uto Ughi


Dovrebbe esserci una sola capitale nel mondo, Londra, Parigi, Berlino o Roma, Roma meglio di tutte, un solo governo per tutti i popoli, questo almeno avrebbe un senso.
Johan Bojer, La casa e il mare, 1933


Quest’è l’unico luogo della terra che dia materia maggiore a conoscere i legami che uniscono il vecchio mondo al mondo attuale; quest’è l’unico luogo, dove si possono più ampiamente meditare, e con profitto più grande, gli esemplari della bellezza nelle arti, e trarne quanto guadagno da esse è possibile alle speculazioni della filosofia.
Giuseppe Bianchetti


La tenaglia del colonnato di San Pietro, pronta a mordere la città di Roma.
Francesco Burdin, Un milione di giorni, 2001

A Londra, tranne il Papa, c'è tutto.
A Roma, tranne tutto, c'è il Papa.
Pino Caruso, Ho dei pensieri che non condivido, 2009


Roma ha questo di buono, che non giudica, assolve.
Ennio Flaiano, Intervista a Giulio Villa Santa, Radio della Svizzera italiana, 1972

Vivere a Roma è un modo di perdere la vita.
Ennio Flaiano, Don’t Forget, 1967-72 (postumo, 1976)


A Roma tutte le cose hanno un prezzo.
Decimo Giunio Giovenale, Satire, I/II sec.

Roma è la capitale del mondo.
Quando si considera un'esistenza come quella di Roma, vecchia di oltre duemila anni e più, e si pensa che è pur sempre lo stesso suolo, lo stesso colle, sovente perfino le stesse colonne e mura, e si scorgono nel popolo tracce dell'antico carattere, ci si sente compenetrati dei grandi decreti del destino.
 Si trovano a Roma vestigia di una magnificenza e di uno sfacelo tali, che superano l'una e l'altro, la nostra immaginazione.
 Solo a Roma ci si può preparare a comprendere Roma.
Johann Wolfgang Goethe, Viaggio in Italia, 1815/17


Roma è un sogno che la Chiesa tenacemente custodisce.
Leo Longanesi, I giusti pensieri del modesto signor di Bonafede, 1926


Forse uno dei guai dell'Italia è proprio questo, di avere per capitale una città sproporzionata, per nome e per storia, alla modestia di un Popolo che quando grida "forza Roma!" allude solo ad una squadra di calcio.
Indro Montanelli, Storia di Roma, 1957


Roma non è una città come le altre. È un grande museo, un salotto da attraversare in punta di piedi.
Alberto Sordi, su 30Giorni, 2000


13 gennaio 2013

visioni viste

Pietro Valenti

Palermo 04.06.1924 - Roma 13.12.2012



Qualcuna delle visioni già viste su questo blog e raccolte sotto la tag "il disegno di piero"
Scelte senza didascalie e senza alcun commento sono qui a far vedere il modo e l'occhio. 
Volendo di ciascuna si trova traccia girando il blog. 
Altre seguiranno.

















8 gennaio 2013

si può fare





 
 
Si può fare, si può fare
si può prendere o lasciare
si può fare, si può fare
puoi correre e volare.
Puoi cantare e puoi gridare,
puoi vendere e comprare
puoi rubare e regalare
puoi piangere e ballare.

Si può fare, si può fare
puoi prendere o lasciare

puoi volere e puoi lottare
fermarti e rinunciare.

Si può fare, si può fare
puoi prendere o lasciare

si può crescere e cambiare
continuare a navigare.

Si può fare, si può fare
si può prendere o lasciare

si può fare, si può fare
partire e ritornare.

Puoi tradire e conquistare
puoi dire e poi negare
puoi giocare e lavorare
odiare e poi amare.
Si può fare, si può fare
puoi prendere o lasciare
puoi volere, puoi lottare
fermarti e rinunciare.
Si può fare, si può fare
puoi prendere o lasciare
si può crescere e cambiare
continuare a navigare
si può fare, si può fare
si può prendere o lasciare
si può fare, si può fare
mangiare e digiunare.
Puoi dormire e puoi soffrire
puoi ridere e sognare
puoi cadere e puoi sbagliare
e poi ricominciare.
Si può fare, si può fare
puoi prendere o lasciare
puoi volere, puoi lottare
fermarti e rinunciare.
Si può fare, si può fare
puoi prendere o lasciare
si può crescere e cambiare
continuare a navigare
si può fare si può fare
puoi vendere e comprare
puoi partire e ritornare
E poi ricominciare.
si può fare, si può fare
puoi correre e volare.
si può piangere e ballare,
continuare a navigare.

Si può fare, si può fare
si può prendere o lasciare
si può fare, si può fare
puoi chiedere e trovare.
Insegnare e raccontare
puoi fingere e mentire,
poi distruggere e incendiare
e ancora riprovare.
si può fare, si può fare

 

4 gennaio 2013

la vellutata di piselli con i gamberi




Come promesso nel post sulla cena per la Rebola e la Ribolla comincio a farvi vedere i piatti serviti e a raccontare la loro preparazione.
Per quel che riguarda i piselli abbiamo vigliaccamente usato un prodotto surgelato: per quanto riguarda i gamberi anche. Il risultato posso assicurarvi è stato più che soddisfacente.

Ingredienti:
mezzo chilo di piselli, 1 cuore di lattuga, un paio di patate,1 piccolo porro,1 litro di brodo vegetale,50 gr di burro, sale e pepe bianco.

300 gr di gamberi surgelati.
Pane per i crostini.

Abbiamo fatto appassire il porro affettato nel burro e poi abbiamo unito la patata sbucciata e tagliata a tocchetti e la lattuga, spezzettata grossolanamente. Subito dopo i piselli. Aggiustato di sale e pepe, si è fatto insaporire per qualche minuto, e quindi unito man mano il brodo caldo. Il tutto a fuoco basso per una mezzora ed era pronta. 
Nel frattempo abbiamo lessato i gamberi, rapidamente: poi li abbiamo sgusciati, qualcuno è stato unito alla zuppa e gli altri sono stati saltati in padella un istante sfumando con del vino bianco.
La zuppa di piselli è stata frullata ottenendo la vellutata che è stata servita come in foto con i gamberi e con i crostini di pane.
Sia la rebola che la ribolla gialla ci stavano che era un piacere.


2 gennaio 2013

Rebola e Ribolla Gialla




Mi ostino a parlare dei vini che bevo e delle cose che cucino avvertendo sempre che guido cibi e bevande senza patente di guida.
Ho incontrato questi due vini bianchi da poco tempo e per strade fortunate ma casuali.




La Rebola perché da qualche anno ho la gioia di frequentare la costa romagnola e le straordinarie colline che la guardano dal Montefeltro con la compagnia di persone che mi hanno viziato di amore e colori, di odori e sapori.
La Ribolla Gialla perché, amando altri vini friulani – in primis il Merlot – me ne servo da un paio di anni nella stessa piccola enoteca vicino casa, a Roma, godendo di una offerta in stile tre per due dei vini della Cantina di Codroipo; nascosta nello stesso scaffale tra Pinot, Sauvignon e Friulano, la Ribolla mi è capitata per le mani.
Mi sono fatto persuaso che i due vini abbiano caratteristiche comuni fino al punto da organizzare una cena con pochi selezionati amici tutta attorno a questi due bianchi.




I tre vini stappati, 2011, sono stati:


-
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Su cosa mangiare, con Delia, ci abbiamo pensato un po’ cercando di immaginare pietanze che potessero esaltare, più o meno, tutti e tre i vini ricordando accostamenti felici e immaginando ricette.
Ecco il menu. Conto di darvi qualche ricetta in prossimi post dedicati. (Degli spaghetti al nero ho già detto più volte).

Insalata di Aringa e mela
-
Crostini gialli alla crema di peperoni
-
Conchiglie tiepide di mare
-
Vellutata piselli e gamberi
-
Spaghetti al nero di seppia
-
Torta salata di pomodorini gratinati
-
Dolciumi natalizi

L’esperimento è parzialmente riuscito; la Rebola Franco Galli ha certamente qualcosa in comune con la Ribolla gialla, nel colore e nella persistenza; un po’ meno nel sapore.
Un po’ come due che arrivano allo stesso posto per strade diverse.
Unica Delle Selve l’abbiamo trovata un po’ differente sia dalla Ribolla Gialla che dall’altra Rebola sia per colore che, soprattutto, per sapore.
Nella metafora podistica si potrebbe dire che ha un passo più deciso.
Degli ottimi vini troverete migliori informazioni nei link; la serata è totalmente riuscita.

Lascio due pezzetti presi nella rete che parlano di Rebola e di Ribolla alimentando la mia convinzione cialtrona di parentela.

Mi sa che qualche tavolata attorno a un vino (o, perché no, a un paio di vini) dovrebbe diventare consuetudine.

Brindo ai veri amici.


REBOLA L'origine antica di questo vitigno è poco nota. Nei vecchi bollettini ampelografici del 1876 ed in successive note viticole degli anni '20, si parla di una varietà di uva denominata Ribolla, coltivata nel circondario di Rimini e chiamata in dialetto «Pignulèt». 

Il Pignoletto infatti, con il nome di Ribolla o Rebola, è coltivato da tempo nel Riminese dove viene tenuto in molta considerazione per gli ottimi vini che può dare. 
Era usato, nel passato, anche per ottenere ottimi vini passiti, come risulta da importanti concorsi enologici di fine '800. 
E' diffusamente coltivato anche nella provincia bolognese. Recentemente è stata riscontrata la sua identità con il Grechetto di Todi, umbro. 
Probabilmente potrebbe appartenere alla vasta schiera di vitigni molto diversi fra loro, denominati Greci, giunti via mare sulle località costiere con gli antichi navigatori. 
Varietà molto interessante, rustica, di media produttività. Se ne ottiene un vino di buona gradazione alcolica, fruttato e vellutato, molto gradevole. 
Costituisce il vino Colli di Rimini Rebola nelle tipologie secco, amabile, dolce e passito.

Un vino molto particolare, originale, prodotto con l'utilizzo di un vitigno autoctono non molto diffuso neanche nella zona. Si presenta all'esame visivo con un colore giallo paglierino ricco di brillanti riflessi dorati, mentre all'esame olfattivo si affida a note piacevoli e suadenti, a percezioni aromatiche dolci, che spaziano da quelle floreali di acacia, ginestra e camomilla e quelle di frutta a pasta gialla matura, proponendosi con un finale fresco, leggermente vegetale e minerale. In bocca ha un'entratura ampia, armonica, sorretta da una splendida acidità che contribuisce a dare equilibrio al vino e a renderlo piacevole alla beva.



RIBOLLA (Friuli) Antico vitigno autoctono friulano a frutto bianco, recentemente rivalutato ed inserito nell'ambito della Doc Colli Orientali del Friuli. Produce un vino dal sapore asciutto, vinoso, fresco ed armonico. I vini ottenuti con questo vitigno sono il Colli Orientali del Friuli ed il Collio Goriziano.

La Ribolla Gialla è una delle viti indigene più vecchie del Friuli, dove prospera sulle colline ventilate delle zone del Collio Goriziano e dei Colli Orientali. Quasi certamente è l'antica Rebula dell'isola greca di Cefalonia, che i Veneziani diffusero in Dalmazia. Nel XII secolo, quando il Friuli era un importante fornitore di vini della Repubblica di Venezia, questa varietà godeva già di una grossa popolarità sotto il nome di Rabiola del Collio. I filtrati dolci di Ribolla erano quotatissimi agli inizi del secolo nell'Impero Austro-Ungarico. Dopo alterne vicende, il vitigno, vigoroso, tardivo a germogliare, precoce nella maturazione, resiste oggi nelle posizioni più soleggiate, asciutte della collina orientale del Friuli, dando un prodotto superiore e apprezzato ovunque. La sua importanza declinò radicalmente nel XIX secolo quando l'oidio infettò vaste fasce di vigne. Tradizionalmente la Ribolla Gialla veniva usata per produrre il Torbolino, vino curioso essenzialmente dolce, con fermentazione ferma, che veniva servito in autunno per il Giorno dei Morti.
Con la ribolla gialla si ottiene un vino dal colore giallo paglierino tendente al dorato, con profumo intenso, floreale e fruttato. Al gusto esprime buon equilibrio tra freschezza e morbidezza, con una struttura delicata e piacevole persistenza gusto-olfattiva.