marco valenti scrive

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29 aprile 2012

CriticaLetteraria: Le cose importanti non sono mai urgenti: Cometa e Bugie

Mi accorgo di una recensione su Critica Letteraria a Cometa e bugie: ve la segnalo.
Marco Valenti


CriticaLetteraria: Le cose importanti non sono mai urgenti: Cometa e ...: Cometa e bugie di Marco Valenti ebook "Il passaggio di Hale Bopp, nella primavera dell'anno millenovecentonovantasette, fu comunque un...

27 aprile 2012

Rascel



Mamma ti ricordi quando ero piccoletto,
che mi ci voleva la scaletta accanto al letto,
come son cresciuto mamma mia devi vedere...
figurati che faccio il corazziere!





Il 27 aprile 1912, cento anni fa, nasceva Renato Ranucci (in arte Renato Rascel). Professionista esemplare dell’ironia (e dell’autoironia), ha riempito la mia televisione di buon umore con un umorismo mai volgare. Oggi mi pare giusto ricordarlo.
http://it.wikipedia.org/wiki/Renato_Rascel




Dicono che di crescere non mi dovrò fermare
dicono che posso ancor più alto diventare
e perciò la sera quando c'è la ritirata
mi danno l'acqua come all'insalata

Certamente crescerò,
ma in attesa mi farò
i tacchetti alti un metro e un po'

Quando noi di scorta andiamo appresso a una vettura,
noi dobbiamo essere tutti uguali di statura,
io perciò cammino tutto dritto appresso al cocchio
che i miei compagni marciano in ginocchio

Mi ricordo quando ero cadetto a Caianello,
eravamo lì che si caianellava del
più e del meno, sa, e caianella oggi caianella
domani, ma non c'era quell'amalgama sia fittizio
che avvocatizio e non disgiunto da quel senso
euforico ed assiomatico che distingue gli altri
concreti per il senso siderurgico e metallurgico.
Eravamo li che facevamo i cadetti, quando
viene uno e fa: "Scusino, che, loro fanno i cadetti?"
dico "Sì perché?",
dice "Beh, me ne faccia due".
Non l'avesse mai detto! Non l'avrebbe sentito
nessuno! Comunque noi continuavamo a fare
cadetti e ne facevamo anche parecchi,
tanto che la gente passava e
diceva: "Ma guarda quelli lì come fanno i cadetti,
ma guarda quelli lì come fanno i cadetti!".
La cosa cominciava a prendere un po' di
affumicaticcio tanto che provocò un decreto
ministeriale che limitava alla sola domenica
il fatto di dire: "Ma guarda quelli lì come fanno i cadetti".
I ragazzi pur tuttavia consci di un effimero destino si
limitavano al fatto cauzionale e quindi optavano:
"La madre! Il padre!".
Non c'erano, e cominciò a piovere un'acqua ma un'acqua
che veniva giù
e tutti dicevano: "Almeno andasse in su: ma va!".
Un ingegnere che si trovava presente dice:
"La riparo io", niente da fare, eppure era un
ingegnere giovane che aveva raggiunto la meta agognata,
l'agognata, ma non dev'essere così, no no.

Dice il comandante che farò una gran carriera
perché c'ho la spada gli speroni e la panciera
per quel piede dolce, saldo il cuor la mano lesta
e c'ho sta cassarola sulla testa

Quando nella mensa siamo tutti radunati
gli altri se ne stanno bene bene accomodati
mangiano seduti io soltanto sono quello
che mangia in piedi sopra uno sgabello

Quando vo per la città
tutti esclaman: "Guarda là
di quel corazziere se ne vede la metà!"

Quando alla rivista andiamo tutti equipaggiati
gli altri hanno i cavalli proprio veri e ben piantati
io di quei cavalli forse non ne sono degno
e c'ho un cavallo a dondolo de legno

Se vedi un elmo che cammina solo
salutalo e sollevalo dal suolo
che sotto mamma mia con gran piacere
ci troverai tuo figlio corazziere

20 aprile 2012

lasciare andare



"Le cose capitano
e sono come sono:

non le scegliamo.



Non sono loro a comandare
ma l'atteggiamento
che abbiamo noi di fronte ad esse.



Come ci poniamo,



come scegliamo se parlare o meno
e cosa dire
e cosa tenere per noi e non condividere.


Cosa lasciare andare.



Non è lasciar perdere
o fare come se non,


ma la capacità di tacere
e lasciare andare".

17 aprile 2012

Arturo Bandini (ask the dust)





Doverosa premessa. Questo non è un blog dedicato ai libri. Provo a scrivere e sono un discreto lettore, ma non credo di avere particolari capacità di critico letterario. A volte ho segnalato qualche libro, pescando più che altro libri di autori poco noti, e ho “taggato” i relativi post alla voce “recensione” o “libri” (li trovate nella parte destra del blog, alla voce “Argomenti – Tag”). Quando succede è, un po’, una libertà che mi prendo, una eccezione: a volte uno spazio per raccontare di cose scritte da me.
Tutto ciò premesso, stavolta arrischio dare la mia impressione su un libro appena letto, anche se datato, importante e giustamente famosissimo: spero vorrete esercitare la vostra benevolenza.






John Fante
Chiedi alla polvere
Einaudi - Stile libero
pp. XXXV - 234
€ 12,50
ISBN 9788806168056
Introduzione di Alessandro Baricco
Traduzione di Maria Giulia Castagnone
«Chiedi alla polvere è un romanzo costruito su tre storie. Prima: un ventenne sogna di diventare uno scrittore e in effetti lo diventa. Seconda: un ventenne cattolico cerca di vivere nonostante il fatto di essere cattolico. Terza: un ventenne italoamericano si innamora di una ragazza ispano-americana e cerca di sposarla.
Il tutto a bagno nella California.
Immaginate di fondere le tre storie facendo convergere i tre ventenni (lo scrittore, il cattolico, l'italoamericano innamorato) in un unico ventenne e otterrete Arturo Bandini. Fatelo muovere e otterrete Chiedi alla polvere. Ammesso, naturalmente, che abbiate un talento bestiale».
Alessandro Baricco nella prefazione al libro.
«Cosí l'ho intitolato Chiedi alla polvere, perché in quelle strade c'è la polvere dell'Est e del Middle West, ed è una polvere da cui non cresce nulla, una cultura senza radici, una frenetica ricerca di un riparo, la furia cieca di un popolo perso e senza speranza alle prese con la ricerca affannosa di una pace che non potrà mai raggiungere. E c'è una ragazza ingannata dall'idea che felici fossero quelli che si affannavano, e voleva essere dei loro».John Fante nel Prologo a Chiedi alla polvere.











Ero fuori città, in vacanza, e a un certo punto – guardando uno scaffale di libreria – mi hanno chiesto se lo avessi già letto. Così è capitato che lo abbia preso e divorato: il mio primo Fante.
Sono rimasto avvinto dai diversi registri narrativi, dal lessico e dalla sintassi adoperate, dall’incedere delle vicende di Arturo Bandini.
Un libro sui sogni di gloria di uno scrittore e sulla sua crescita sentimentale che è anche un libro sui sogni di affrancamento dalle barriere etniche e dai pregiudizi.
Al protagonista, straordinario Bandini, si affiancano Camilla, messicana in cerca di integrazione con il sogno americano, e altri personaggi meravigliosamente tratteggiati con pennellate sempre funzionali alle tesi di Fante e mai ridondanti: l’ebrea Vera Rivken, l’anziano disilluso Hellfrick, la signora Hargraves che ospita Bandini nel suo alberghetto.
Non un cenno di troppo.
Tutti sullo sfondo di una Los Angeles di secondo ordine, mista di sogni e rassegnazione, di gloria e di morte: soprattutto spazzata dalla polvere del troppo vicino deserto.
Quando ho chiuso il libro, dopo aver letto il bellissimo prologo di Fante (uscito anni dopo la prima uscita di “Chiedi alla polvere”) ho letto l’interessante prefazione di Baricco e la incredibile storia (di difficoltà e cause giudiziarie) del libro: avevo un buon giudizio da dare e un buon sapore addosso.






Poi ho pensato che il libro è del 1939, che ha preceduto e influenzato tantissima produzione americana successiva, che è un libro da cui non si può prescindere. Il buon sapore mi è cresciuto dentro come certi vini rossi importanti sanno concedere, fino a comprendere questo libro come straordinario.






Questa la descrizione del libro sul sito Anobii:
Pubblicato per la prima volta nel 1939 è uno dei primi romanzi dello scrittore italo-americano, riscoperto in Italia e in Francia alla fine degli anni Ottanta dopo un lungo periodo di dimenticanza. La saga dello scrittore Arturo Bandini, alter ego dell'autore, giunge in questo romanzo al suo snodo decisivo. L'ironia sarcastica e irriverente, la comicità di Arturo Bandini si uniscono alla sua natura di sognatore sbandato, che ne fa il prototipo di tutti i sognatori sbandati che hanno popolato la letteratura dopo di lui. Al centro della vicenda è il percorso di Bandini verso la realizzazione delle sue ambizioni artistiche e la sua educazione sentimentale dopo l'incontro con la bella e strana Camilla Lopez...






Questo su Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Chiedi_alla_polvere
Questo sul film che ne hanno tratto (e che non ho visto): http://www.mymovies.it/film/2006/chiediallapolvere/

Avete letto “Chiedi alla polvere”?
Probabilmente.
Io lo ho fatto (forse) tardi ma sono molto felice di averlo fatto.

13 aprile 2012

Pasolini, autorevolezza, desiderio



"Io non ho alle mie spalle nessuna autorevolezza: se non quella che mi proviene paradossalmente dal non averla o dal non averla voluta, dall'essermi messo in condizione di non avere niente da perdere e quindi di non essere fedele a nessun patto che non sia quello con un lettore che io del resto considero degno di ogni più scandalosa ricerca".
(Pasolini - "Scritti corsari" - 1975)

10 aprile 2012

naviganti

Siamo stati naviganti con l'acqua alla gola e in tutto questo bell'andare quello che ci consola è che siamo stati lontani e siamo stati anche bene e siamo stati vicini e siamo stati insieme.








Siamo stati contadini noi due senza conoscere la terra e piccoli soldati senza amare la guerra, ci hanno mandati lontano senza spiegarci bene e siamo stati male, ma siamo ancora insieme.

Grandi corridori di corse in salita che alzavano la testa dal manubrio per vedere se fosse finita, allenati alla corsa allenati alla gara e preparati a cadere e a tutto quello che s'impara,



innamorati della sera innamorati della luna conoscitori della notte senza averne paura, innamorati di quel fiore che non vuole mai dire: ecco, è tutto finito e bisogna partire.

Ma ora è il momento di mettersi a dormire lasciando scivolare il libro che ci ha aiutati a capire che basta un filo di vento per venirci a guidare perché siamo naviganti senza navigare mai.




Grazie ad Ivano Fossati per le parole che ha detto,


che sottoscrivo, che invidio e condivido.


Anelo avere la sua esattezza.


8 aprile 2012

Auguri



(Raffaello Sanzio - Resurrezione di Cristo - 1502)




Auguro a tutti,

a ciascuno di voi,

una buona Pasqua.


Possa essere resurrezione,
ricambio,
rinnovamento,
gioia!

6 aprile 2012

S come scrivere, scrittura, scrittore

Affronto gli aforismi sulla lettera S con sicurezza: esse come scrittura o come scrittore. Lo faccio diversamente dagli altri temi trattati poiché scrivo. Racconto storie, propongo cose scritte da me perché vengano lette da altri.

Non sono uno scrittore: sono un architetto che lavora come funzionario statale: il mio lavoro non è scrivere. Non sono un autore perché le cose che scrivo non sono riconosciute e neppure rappresentate.

Tuttavia scrivo, racconto, provo a dire cose che reputo sia bello raccontare e qualcuno vi si riconosce, leggendole, e ne trae del buono. Questo mi compensa di notti impiegate al computer a raccontare, o a limare cose raccontate, e mi appaga e mi distrae dal peso delle cose.



"Scrivere come una forma di preghiera". (Franz Kafka, Preparativi di nozze in campagna),



o, forse, per molti è vero che "Lo scrivere implica, nel migliore dei casi, un’esistenza solitaria. Lo scrittore lavora da solo e, se è un buono scrittore, deve ogni giorno affrontare l’eternità o la mancanza di eternità” (E. Hemingway, Discorso in occasione del conferimento del Nobel).



Non lo so. Quel che so è che è, come un lavoro, fatica. Non è con questo termine che a Napoli si chiama il lavoro? Dicono: “vado a faticare”. Sarà vero, quindi, che


2 aprile 2012

Libro e pubblicazione





Nel fine settimana mi hanno fatto notare che non tutte le persone che passano per questo blog sono iscritte al principale social forum presente nel web e che, se lo sono, non necessariamente sono miei contatti o seguono la pagina dedicata ai miei libri (intitolata “Cometa e bugie”).
Giusto.
Una intervista fattami da Carla Casazza per Bookavenue, mi ha dato la possibilità di dire diverse cose che penso sull’editoria in Italia oggi, sulle dinamiche che si stanno sviluppando nella evoluzione del mercato e sui motivi che mi hanno portato alla scelta di autoprodurmi.
Non ho espresso tutto quel che penso, per scelta di sobrietà e prudenza verso possibili scontri polemici, ma credo contenga riflessioni interessanti.
Ecco il link:
http://www.bookavenue.it/first-circle/item/897-il-coraggio-dellautoproduzione-marco-valenti-racconta-i-motivi-di-una-scelta.html
Buona lettura a chi ne ha voglia.
Pubblicare un libro significa provare a soddisfare il desiderio che quel che scrivi venga letto da più persone possibile. Le forme di ingresso al mercato sono molte ed hanno risultati disparati.
Magari un africano che piazza le sue favole di fronte a Feltrinelli in un anno vende più di un italiano che si è rivolto a un editore a pagamento.
Chissà…