marco valenti scrive

marco valenti scrive

2 maggio 2011

le frittelle di riso di nonna


Sistemare casa, facendo pulizie pasquali, mi ha riservato parecchie sorprese. Tra queste la mitica ricetta delle frittelle di riso, scritta di suo pugno da nonna Enza. L’avevo cercata moltissimo perché adoravo le frittelle toscane di nonna e l’amore con cui le cucinava.

Quando le preparava ne faceva un esercito e ci si beveva sopra un po’ di vino rosso.

Chianti.

Ricordi di quando ero piccolo.

Riporto la ricetta trascrivendola fedelmente; tenete conto che le dosi sono abbondanti.

Girando sul web ho scoperto che sono un dolce toscano tipico del periodo di carnevale e anche del giorno di San Giuseppe; non ne avevo idea.

Quello di cui sono sicuro è che (non so quando) proverò a farle.

A voi.

Frittelle di riso

Riso ½ chilogrammi

30 grammi di lievito di birra

Un uovo intero e un tuorlo

100 grammi di zucchero

Scorza di arancia grattugiata

Farina doppio zero quanto ne richiede

Latte un bicchiere.

Si cuoce il riso con un po’ di sale e si lascia al dente.

In una capace zuppiera si mette l’uovo e il tuorlo battuto e cento grammi di zucchero mezzo bicchiere di latte tiepido con dentro sciolto i 30 grammi di lievito, la scorza di arancia grattata, o scorza di limone.

Si mescola tutto per bene e si mette il riso cotto al dente, ben scolato e caldo possibilmente e si mescola.

Si mette il resto del latte e, sempre mescolando, si mette la farina quanto ne richiede e la pasta deve essere ne soda ne liquida. Si deve indovinare bene il latte e la farina. Non ricordo se ci va la noce moscata ma forse no.

Appena ben manipolata si copre e si mette a riposare fra coperte di lana e si lascia 2 ore circa a lievitare.

Appena pronta si prende a cucchiaiate non tanto grosse e neppure poco e si friggono in olio di semi bollente non troppo.

Appena fritte si rotolano nello zucchero appositamente messo in una ciotola e si mettono nel piatto di portata e naturalmente… si mangiano appena portate a tavola.

Se la pasta si fa troppo soda vengono un po’ dure, se si fa troppo molle vengono inzuppate d’olio.

La padella non troppo grande in modo che l’olio, in una padella mezzana, viene più piena e si friggono meglio.

Non importa metterne tante per volta; così si controllano meglio e vanno fritte non troppo ma dorate.



Capacità, amore, cura, parsimonia: oltre che una ricetta, una lezione di vita.

1 commento:

  1. Viste le recenti condivisioni culinarie (vino del barbiere, salsicce etc.).....voglio esserci!
    Paboo

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