marco valenti scrive

marco valenti scrive

20 dicembre 2016

il naso (parte 2 di 2)


Il ricordo è altro, maledettamente altro, rispetto ad un atlante anatomico o alle tavole in sanguigna dei Maestri.

Furono quasi due mesi di una intensità enorme nei quali la costanza e la disciplina di Lorenzo nell’esercizio per lui felice del tratto e del colore e dolorosissimo della memoria produssero un’inverosimile quantità di materiale. Ogni disegno finito portava appunti dell’autore con frecce e richiami da lui ritenuti sul momento indispensabili perché il disegno successivo si avvicinasse maggiormente ad Antonella, la data e la sigla. L’ansia dello smarrimento lo portò a non strappare mai un foglio fino a raggiungere un archivio degno dei migliori ritrattisti rinascimentali.
Per almeno una settimana la sua barba trascurata portò in ospedale tracce di colori ad olio e rimase tre notti e tre giorni con una federa attaccata al muro finché non riuscì a ripetere fedelmente su una tavolozza l'alchimia di blu e di verde che aveva lasciato a mo’ di sindone sul cuscino: il colore dei suoi occhi. Magnetici, intensi, grandi sul viso magro ma così terribilmente cangianti da richiedere tele e tele e tele…
Sulle stesse tavole di compensato dove miscelava i colori annotava con un carboncino le quantità dei vari componenti e le situazioni alle quali pensava dovessero corrispondere e più si accaniva più si perdeva in una infinità di combinazioni.
Nessuno potrebbe del resto mai dire quanto blu oltremare è negli occhi felici di una donna in un pomeriggio d’estate o chi quanto grigio in una domenica piovosa o ancora la luce del sole di taglio, ai tramonti di profilo a far brillare ogni venuzza di verde fino a scioglierti l’anima.
Talmente infervorato dalla propria ricerca era Lorenzo da non imprecare più per la definitiva uscita di scena del naso e a volte, guardando qualche suo disegno particolarmente felice, pensava addirittura che una volta o l’altra ci avrebbe inciampato, quasi per caso. Comunque stava salvando il resto, la curva dei suoi piccoli seni sfrontati come l’ansia vertiginosa delle caviglie sottili sotto un polpaccio lungo e ben disteso, ogni piega delle sue labbra come l’universo espressivo dei suoi sguardi….
Dappertutto in casa, sui muri e su ogni mobile, ritagli di giornali: facce note o sconosciute che potessero per similitudine reale o per singolarità nella posa o nell’atteggiamento ricordare qualcosa.


Poi nella freneticità della ricerca trovò posto una consuetudine più concreta (anche se non priva di fastidiosi inconvenienti): Lorenzo cominciò a cercare il naso perduto nella faccia delle altre persone, certo che qualcuna con il naso di Antonella non poteva esser poi rara.
Seguendo questo suo nuova convinzione maturò una nuova curiosità per l’universo femminile fatta di indagine attenta e appassionata. Quando pensava di aver trovato una somiglianza nasale concentrava tutta la sua attenzione sulla portatrice per sezionarne tutti gli aspetti otorini: dimensioni, attaccatura alla fronte, attaccatura all’area sopralabiale, narici e così via.
Si può facilmente intuire però come un interesse scientifico anatomico possa essere ricondotto ad altro da una superficiale catalogazione. Puoi provocare rossori o evocare pruriti di vari generi, infastidire ed indurre una ragazza a cambiare passo per allontanarsi preoccupata. Quando, ingenuamente, non te ne rendi conto puoi cercare nasi e trovare botte: il risentimento di un fidanzato manesco glielo provò inconfutabilmente.
Fu così che, in un venerdì pomeriggio dal labbro spaccato, Lorenzo tornò a casa per arrendersi alla scomparsa del naso e alla necessità del ghiaccio per scongiurare gonfiori eccessivi.

La perdita della speranza lo riportò ad un forte stato depressivo: era più di un anno che Antonella se ne era andata e il naso era disperso da quattro mesi.

Dopo altre tre settimane tristissime, di poco appetito e incubi notturni gli arrivò la lettera.


Lorenzo amore mio,
so che mi hai cercata, so che mi hai cercato tanto e che per me hai perduto la pace.
Oggi ti imploro di perdonarmi.
Io ti amo e non ho mai smesso di farlo.
Perdonami anche per essermi fatta viva solo adesso con una spiegazione: quando avrò finito capirai il perché. Scriverti, soltanto questo, fa si che io possa superare la profonda vergogna ed il dolore e raccontarti della mia fuga.
Quando sono andata via ero incinta e non sapevo se tu fossi il padre.
Ecco: l’ho detto.
Non accampo giustificazioni per quello che è successo. Sono stata soggiogata da Enrico, il mio ex-capo, dopo una corte spietata ed asfissiante ai limiti delle molestie e così è successo.
In ufficio.
Due volte. Poi ho trovato la forza di dare sfogo alla mia rabbia ed alla mia vergogna ed ho troncato. Per ritrovarmi emarginata, minacciata, insultata da allusioni e gesti. Io zitta con te e perciò sempre più sola, sempre più affogante in un mare di sensi di colpa.
Poi la mazzata finale: incinta senza sapere se di te o di lui.
Ero al terzo mese: sono fuggita.
Da allora la mancanza di te è stata la punizione della mia colpa; mi sei mancato quanto non pensavo mai.
Mio padre sapeva ma aveva la consegna del silenzio; povero papà, mi è stato sempre vicino e mi ha aiutato a decidere di portare avanti la gravidanza.
Così è nata Rosa, che ieri ha compiuto mezzo anno.
Rosa, che ha i tuoi occhi, che ti ha staccato la testa, che ha le tue mani e i tuoi piedi; Rosa che mi dimostra di essere tua quanto mia,
grazie a Dio.
Rosa che vorrei formasse con noi una famiglia.
Se mi perdoni veniamo.
Anche mio padre è felice che sia tu il padre anche se un po’ si rammarica che di me abbia così poco, forse l’attaccatura dei capelli e il naso.
Sono a casa di mio padre e ti imploro: telefonaci.
L’aspetterò senza mai farmi viva finché tu non ci vorrai; se non chiamerai capirò ma non potrò mai smettere di aspettare e di amarti.
Antonella



Pianse, di gioia.
Tolse la pellicola alla lavagnetta continuando a piangere. Poi si soffiò il naso e si lavò il viso. Accese una sigaretta, si sedette e fece il numero.


Marco Valenti

2 commenti:

  1. è sempre un piacere rileggere 'il naso' (prima e seconda parte!): tragico e ironico, da vivere... :-)

    RispondiElimina
  2. Molto bello: grazie!

    RispondiElimina

Costretto al test di verifica dal proliferare di spam. Mi spiace. Spero molto in tanti commenti e spero che, a prescindere dal fatto che non vengano moderati da me, siano di buon gusto e vengano firmati. Buona lettura e buon commento a tutti.