marco valenti scrive

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6 settembre 2009

silenzio e fresie (uno)


Comincio ora, sul Blog, una cosa nuova. Pubblico un mio racconto, inedito, dividendolo in (poche) puntate per non appesantirne la lettura. Ci ho lavorato un bel po’ perché alla fine mi convincesse. Quello che spero è che vi piaccia leggerlo.

Il titolo è


Silenzio e fresie


La data del primo di aprile aveva un significato, per lui, che sopraffaceva per importanza tutte le goliardie attorno al giorno degli scherzi, dei pesci d’aprile: esattamente un anno fa aveva messo in pratica un proposito a lungo meditato e, per un intero anno, pervicacemente mantenuto.

Mario non parlava da un anno esatto.

In realtà non è giusto metterla in questo modo perché non era davvero diventato muto né aveva smesso di profferire parola: più sottilmente aveva deciso di associare la parola solamente a comunicazioni essenziali e doverose. Sia al lavoro che nel resto della propria vita comunicava efficacemente con i propri simili; parlava con gli amici e con i colleghi; comunicava con negozianti e ristoratori; scherzava molto poco e non raccontava più barzellette come un tempo e così via. Mario, per un anno, aveva scientificamente attivato uno sciopero selettivo dei propri fonemi.

L’anno precedente per lui non era stato un buon anno e, mese dopo mese, si erano andate acuendo difficoltà e piccoli, medi e grandi disappunti erano aumentati in una sorta di crescendo Rossiniano.

Divorziato da due anni viveva con la madre, Rosa, o – per dirla meglio – lei si era trasferita da lui alla morte del marito; un po’ perché non più in salute smagliante, un po’ perché secondo lei due solitudini si fanno compagnia.

A dirla tutta Mario aveva una propria vita sociale attiva, parecchio, per cui badare alla mamma non era stato mai in cima ai suoi desideri. Ma, si sa, si fa ciò che si deve e quando si deve. Il resto sono chiacchiere da bar o letteratura per ricchi.

Mario abitava, quindi, un primo piano di una casa di semiperiferia di tre appartamenti, simile a tutte quelle del quartiere. Due appartamenti con giardino al piano terra ed uno al piano di sopra. Semplici. Si rammaricava, in cuor suo, di non avere un giardino e passava del tempo ad osservare i giardini degli altri: il suo ampio terrazzo era curato con affetto ma, pensava, un giardino è un’altra cosa.

Frustrato, si era abbonato a una rivista specializzata sui giardini e ne era diventato seguace attento e fedele.

Qualora non interessi il caso di un uomo che decida, libero – apparentemente – da obblighi in tal senso, di smettere di trasmettere opinioni al resto dell’universomondo la lettura può essere interrotta qui senza nessuna conseguenza per chi scrive né per chi legge. Tuttavia presumo che la vicenda, per quanto non faccia casistica, non sia priva di interesse.

(continua...)

6 commenti:

  1. leggerò le puntate tutte insieme perchè odio leggere a puntate (sembra quasi un gioco di parole)

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  2. saprò aspettare il tuo commento.
    per chi legge su internet, però, leggere brebe è - decisamente - meglio!
    share this, please...
    ...buona attesa!

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  3. (ho bisogno di un minimo di conferme...)

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  4. Scusa, ma anch'io come zefirina, preferisco leggere tutto in una volta. Ad essere onesti una sbirciata l'ho già data! ;)

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  5. ma.... 'mica tutti quelli che leggono postano'!
    ;-))
    intanto ho condiviso su fb:-)

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  6. Grazie e, spero, buona lettura!!

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Costretto al test di verifica dal proliferare di spam. Mi spiace. Spero molto in tanti commenti e spero che, a prescindere dal fatto che non vengano moderati da me, siano di buon gusto e vengano firmati. Buona lettura e buon commento a tutti.