marco valenti scrive

marco valenti scrive

10 settembre 2009

silenzio e fresie (quattro)


Pensò che il cane aveva vomitato nel corridoio e che era tempo di pulire, pensò che non sarebbe successo nulla in ufficio se si prendeva una giornata, pensò che chi decide avrebbe deciso senza – se non contro – il suo parere, pensò che le parole non recuperano gli affetti ma, anzi, a volte scavano solchi, pensò che per quante parole sapesse mettere insieme con una certa abilità la vita scorreva imperterrita e a prescindere.

Si azzittì asciugando vomito di cane. Mamma Rosa dormiva con un leggero russamento, il cane lo guardava con aria – giustamente – colpevole e le cose rimanevano quelle che erano.

Primo aprile. Basta. Tempo di silenzio.

Da lì in poi partecipò alle riunioni senza contribuire ma prendendo diligentemente appunti, smise di inseguire amici liberamente persi in praterie di equivoci, caduti sotto il fuoco amico, governò la mamma Rosa con impeccabile non curanza, si atteggiò a stupido.

Gli venne benissimo. Evidentemente era nelle sue corde. Ricominciò a leggere i libri che lo chiamavano senza dover rendere conto a nessuno. Non ebbe a polemizzare mai più e ciò lo rese benemerito alla comunità inernettiana (che lo scordò con assoluta semplicità perdendosi in polemiche sull’arte polemica) e si ritrovò nella semplicità certosina e operosa dei bisogni primari.

Volavano i suoi desideri solamente nel leggere, nello scrivere, nel disegnare e nella cura maniacale del terrazzo.

Fu costretto a cambiare edicola e libreria perché troppa confidenza si era accumulata negli anni: trovò un edicolante anonimo e iniziò ad acquistare libri qui e là senza fidelizzarsi in nessun posto.

Del resto sentirsi chiedere come mai una tale giorno non comprasse l’Espresso o, perfino, un commento ai risultati del campionato di calcio da dover ribattere erano insopportabili quanto l’acquisto di un libro con la chiara richiesta di un commento al precedente.

Ricominciò a giocare con tele e tempere, con materiali e colori; diede nuova vita a quelle voglie di espressione che anni addietro lo avevano portato a dipingere forsennatamente.

Forsennatamente e silenziosamente dipinse.

Musica, pittura, lettura e giardinaggio; accidentalmente l’impiego.

Ricominciò e portò a termine la lettura del Don Chisciotte con una agilità tale che, sulla spinta, si concesse “L’uomo senza qualità” di Musil, tutto Joyce, Faulkner e parecchio altro.

Ci sono attività che conciliano il desiderio di star solo senza interferenze e la voglia di crescita e di distrazione: Mario, ovviamente, vi si dedicava moltissimo. Spesso benediceva la caratteristica di non aver quasi mai bisogno di più di cinque ore di sonno per notte.

Se puoi dormire poco e non guardi la televisione (se non di rado) hai un sacco di tempo a tua disposizione.

La pittura a tempera e la cura attenta dei vasi e delle fioriere nel terrazzo gli davano una serenità ed una carica grandissime.

Questione di attenzione e di disciplina; voglia di abitudini quotidiane.

Il percorso da casa al lavoro e dal lavoro a casa. Le medesime facce, i medesimi luoghi, gli stessi rassicuranti sorrisi di circostanza, un habitat privo di pericoli. Autobus tra due tratti a piedi; quello da casa al tram di case basse con giardino; quello dal mezzo pubblico all’ufficio di palazzi alti e grigi.

Soprattutto silenzio.

Inutile partecipare a dispute politiche, o morali, o sociali. Ognuno restava nel proprio convincimento. Mario non dava la propria opinione: registrava le altrui. Riempiva, stancamente, files nella propria memoria.

Dipingeva e obliava vomiti di cane, rampogne di mamma Rosa, lavoro di poca soddisfazione, amici sbiaditi.

Efficiente ed efficace il giusto, nessuna sovraesposizione, al riso aveva sostituito un sorriso sbieco e dignitoso.

Giorno dopo giorno ripeté un quotidiano andare negandosi per quanto possibile e fin quando possibile.

Gesti quotidiani, scansione di meravigliosa e mediocre quotidianità.

Il giornale, il caffè al bar, il cartellino timbrato. Entrate; uscita. Le sue tele, i suoi pensieri, il suo tenerseli cari e stretti e indivisi.

Stagioni che si susseguono.

(...continua!)

1 commento:

  1. continuo a seguire, leggendo sullo schermo, ma i miei occhi si stancano e tendono a bruciare (colpa della mia vista corta...?!): per questo sono con chi preferisce scritti brevi. ma sono anche con chi avrà poi bisogno di rileggere tutto dall'inizio (ahimè su carta!) per assaporare meglio tutta la storia:-)

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