marco valenti scrive

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15 settembre 2009

silenzio e fresie (finale)


A parere di Mario il giardino più bello era il penultimo.

Apparteneva ad una donna che abitava da sola e che doveva lavorare in casa perché non passava giorno senza un intervento giardiniero. Era un giardino in apparenza molto caotico. C’erano intanto diversi terrazzamenti con fioriere e vasi diversi per foggia e stile. Parecchi sottovasi erano realizzati con scatole di latta smaltate con colori vivacissimi; le panchine erano di mattoni verniciati e travi di legno; le sedie erano vecchie sedie da cucina riverniciate di colori diversi; la quantità di piante e fiori, e le loro varietà, erano notevoli.

Tutto trasudava colore e affetto e la confusione era solo apparente perché, in realtà, ogni cosa seguiva una logica.

Un pomeriggio, mentre tornava dal lavoro, la vide che interrava bulbi in una epifania di latte smaltate con colori dal rosa al viola. Si fermò a guardarla lavorare, in ginocchio sul prato, sorridendo e cercando di capire che bulbi fossero.

Fresie.

Lei si alzò e si girò, improvvisamente: lo vide e gli sorrise facendo un cenno con la mano.

Mario, dopo un paio di secondi, ricambiò il sorriso ed alzò – a sua volta – la mano: la mantenne alzata, come uno scolaro che debba fare una domanda.

“Forse è ancora presto per i bulbi di Fresia” le disse “Aspetterei un paio di settimane: lei non crede?”.

Lei si avvicinò alla recinzione, sempre sorridendo, e cominciarono a parlare.

Marco Valenti

5 commenti:

  1. hai ragione alcune donne si infatuano di questi uomini tenebrosi e misteriosi, sembra loro che tutto questo mistero nasconda chissà quali abissi di sensibilità e di passioni e chissà quante parole inespresse, per alcuni di loro è vero, basterebbe dar loro il tempo di parlare, basterebbe aspettare pazientemente, basterebbe non avere la pretesa di cambiarli, altri ahimè nasconodo solo baratri e basta! a volte è difficili distinguerli.

    Concordo sul fatto che se ti bastano poche ore per riposarti e guardi di rado la televisione c'è una marea di cose che puoi fare.

    grazie per il tuo racconto, mi è piaciuto molto ..specie il finale... io ci ho visto una promessa di felicità (se ancora si può parlare di ricerca di felicità) ma io sono bravissima a farmi i film

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  2. adesso li stampo, mi siedo in poltrona e li rileggo tutti.. 'difilato':-)

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  3. E' vero che spesso non parlare è meglio che parlare. Se si parla comunque si apre un varco verso il cuore , pochi meritano realmente questi percorsi. Mario ha "coltivato" la sua vita interiore, la protetta da intrusioni , la ha coltivata come un giardino e forse alla fine ha trovato il giardiniere giusto

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  4. Mi ha spiazziato il finale! Non mi aspettavo una chiusura della vicenda così repentina! Un giardino, una frase e Mario ha ritrovato lo stimolo alla condivisione.

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  5. più di una chiusura si è trattato di una ...(ri)apertura;-)
    la vita di Mario si riapre agli altri, attraverso un sorriso e quella epifania di colori nelle latte smaltate in un 'giardino' semplice e curato. e i bulbi di fresie.

    mi è piaciuto vedere nei diversi giardini le metafore delle nature umane: inaridite dalla vita o appariscenti secondo schemi, convenzioni e mode, oppure chiuse in se stesse, imperscrutabili o, infine, quelle autentiche e spontanee... che ridonano voce al silenzio.

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Costretto al test di verifica dal proliferare di spam. Mi spiace. Spero molto in tanti commenti e spero che, a prescindere dal fatto che non vengano moderati da me, siano di buon gusto e vengano firmati. Buona lettura e buon commento a tutti.