marco valenti scrive

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12 settembre 2009

silenzio e fresie (cinque)


Le case basse di periferia che Mario vedeva camminando verso il bus che lo conduceva al lavoro erano di muretto e siepe, di giardinetti e orticelli privati, di periferia. Nel tratto di strada che percorreva a piedi da casa per il lavoro (e ritorno) c’erano trentasei giardini privati. Venti sul lato destro, sedici su quello sinistro. Appassionato qual era di giardinaggio, lievemente invidioso per il non poter curare altro che un terrazzo, Mario aveva catalogato con chiarezza ciascun giardino e ciascun giardiniere. Gli piaceva infinitamente sbirciare in ogni casa, vedere le coltivazioni e le essenze, studiare la notevole varietà di soluzioni verdi e da lì risalire alla psicologia presunta dei proprietari.

Ne misurava la cura, l’ordine, l’amore.

Il viaggio sull’autobus lo vedeva assorto nella lettura del quotidiano, acquistato da un giornalaio nuovo e più rispettoso della privacy del precedente. Notizie che magari lo indignavano, che ferivano il suo senso civico, scandali che lo rammaricavano, ma tutta roba che non avrebbe commentato né in ufficio né altrove.

Il silenzio è una consegna. Non è forse vero, pensava, che le monache di clausura parlano solo per rivolgere le loro preghiere al Signore? Mario non pregava. Annotava. Lentamente si abituava al suo selettivo silenzio.

Un giorno, in ufficio, disse al suo capo: “Dimmi cosa vuoi che faccia e, se in grado, lo farò. Non chiedermi analisi delle cose che, tanto, per essere ascoltate debbono essere di altri.”.

Il capo, che non era uno stupido, non replicò e comprese. Si attenne al dare a Mario del lavoro che sapeva poter essere sbrigato. Del resto lui per primo non si era mai interessato del pensiero di Mario se non per far proprie le idee migliori e usarle di fronte a quelli che gli erano gerarchicamente superiori; avrebbe attinto altrove. Ci sono sempre idee che scorrono. Basta saper pescare.

Le poche persone amiche di Mario gli facevano notare che, a loro avviso, si era fatto più taciturno e gliene chiesero la ragione.

“Ma che vi piglia? Non bevo forse come prima?” Rispose “Non rido delle vostre battute? La mia faccia è la stessa e vi ascolto con la medesima attenzione di sempre!”.

Gli amici non sapevano controbattere. Si interrogarono l’un l’altro sull’amico diventato silenzioso ma non trovando una risposta finirono con l’abituarsi. Talvolta non lo chiamavano, ma gli volevano lo stesso bene. Con meno trasporto magari, ma uguale a prima.

Smisero, progressivamente, di farsi domande e presero Mario per ciò che era diventato.

Quando qualcuno gli chiedeva direttamente un parere lui alzava le spalle e sorrideva, atteggiando il viso ora a stupore e ora a noncuranza: funzionava quasi sempre. Dove non andava, Mario ribaltava la domanda al proprio interlocutore con frasi del tipo “secondo te?” oppure “tu cosa ne pensi, piuttosto?”, o ancora “mi interessa la tua, di opinione”.

Così, in generale, la propensione all’ascolto, piaceva a tutti e il non contrapporre alcuna opinione a quelle degli altri ancor di più. Il suo carattere naturalmente polemico, agli occhi di tutti, parve addolcirsi e, nella maggior parte dei casi, risultò perfino simpatico. Le donne si infatuavano di un uomo tenebroso e misterioso nei cui silenzi potevano inserire ogni fantasiosa supposizione di tormentati pensieri, di tenebrose passioni, di inespresso infinito mondo. Proiettano subito un film nel loro fecondo immaginario.

Lui lasciava fare.

Chi ama il buon cinema avrà apprezzato il film “Oltre il giardino” di Hal Ashby… Ecco: il protagonista, magistralmente interpretato da Peter Sellers, è la figura a cui Mario, inconsciamente, anelava.

Chance, il giardiniere. Adorava sia il film che il personaggio.

(...continua)

2 commenti:

  1. la vita è uno stato mentale...
    raramente leggo frasi così.. indovinate

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  2. :-) ...e non è manco mia! Straordinaria. Spero ti piacciano pure le mie parole. Buona lettura

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Costretto al test di verifica dal proliferare di spam. Mi spiace. Spero molto in tanti commenti e spero che, a prescindere dal fatto che non vengano moderati da me, siano di buon gusto e vengano firmati. Buona lettura e buon commento a tutti.